La Madonna del Giorno (22 Settembre) – MADONNA DI PORTO SALVO, Lampedusa, Agrigento, Italia

LA GROTTA di LAMPEDUSA

Si ipotizza che il santuario sia sorto come un eremitaggio musulmano all’interno di una grotta nel VII sec. Tante storie passano da questo luogo, importante non solo per Lampedusa e il Mediterraneo.

Isola di Lampedusa

Nel corso dei secoli la grotta di Lampedusa diviene un luogo dove pregano in zone adiacenti, cristiani e musulmani. Una parte della grotta dove e’ seppellito un marabutto (santi musulmano) turco è usata dai musulmani, un’altra parte invece, caratterizzata da una croce rosso vermiglio sul pavimento è usata dai cristiani. La figura della Madonna è venerata da entrambi i fedeli, ricordiamo che l’Islam venera Maria come madre del profeta Gesù, unica donna ad essere chiamata per nome nel Corano.

L’Annuncio a Maria dell’Angelo nel Corano

Anticamente vi era una lampada ad olio che veniva alimentata continuamente e che stava sempre accesa di fronte all’immagine della Madonna.

I PIRATI DEL MARE di MEDITERRANEO

Siamo nel XVI sec e il Mediterraneo e’ dominato dai pirati. Barbarossa, poi Murad Dragut fanno razzie, mettono ferro e fuoco interi villaggi, fanno schiavi. Un altro pirata molto importante fu Uluch Alì.

Uluch Alì

Uluch Alì (ovvero “Alì il Rinnegato”) nacque in Calabria, probabilmente col nome di Giovanni Dionigi Galeni, nel 1519. Stava per entrare in convento e divenire monaco, quando fu catturato dal corsaro algerino Khayr al-Dīn Barbarossa nel 1536 a Le Castella, presso Isola di Capo Rizzuto in Calabria. Fatto prigioniero e messo al remo, rinnegò la religione cristiana dopo alcuni anni, per poter uccidere un turco che lo aveva schiaffeggiato e non essere di conseguenza ucciso in base alla legge islamica.

Prigionieri e Schiavi al remo di una nave

Diventato musulmano, sposò la figlia di un altro calabrese convertito, Jaʿfar Pascià e iniziò la propria carriera di corsaro, con grande successo. Divenne dapprima comandante della flotta di Alessandria, poi pascià d’Algeri, e infine bey (governatore) di Tripoli. Partecipò alla battaglia di Lepanto, come comandante dell’ala sinistra dello schieramento ottomano. Fu l’unico tra i comandanti a sopravvivere allo scontro.

La storia dell’eremita Andrea Anfossi

Nel 1561, durante una delle incursioni in Liguria Uluch Alì fa prigioniero Andrea Anfossi. Andrea era nato e vissuto a Castellaro Ligure. Dopo la sua cattura Anfossi venne probabilmente deportato a Tunisi, una delle capitali della pirateria. Dopo qualche tempo, di passaggio con una galera a Lampedusa, dove i pirati si fermavano per fare rifornimento di legna ed acqua, Anfossi riesce a scappare tra la boscaglia e rifugiarsi fino a quando la galera non fu ripartita. Incontrò dei pastori che lo misero a pascolare il gregge e gli spezzarono le catene. In una delle sue camminate, Anfossi , incontrò un fitto roveto che nascondeva una grotta da cui usciva una luce abbagliante. Entrando si vide davanti il quadro con la Madonna, il Bambino e Santa Caterina d’Alessandria.

Qualcuno ipotizza che questo quadro potesse provenire dal Monastero di Santa Caterina d’Alessandria in Egitto, che è il più antico monastero cristiano ancora esistente.

Antica Monastero di Santa Caterina d’Alessandria in Egitto

Secondo un documento che la tradizione sostiene, essere stato redatto dal profeta Maometto, questi accordava protezione al monastero, perché all’interno di esso fu accolto e protetto dai nemici. La conservazione di questo manoscritto all’interno del monastero, fu determinante per la sopravvivenza alla dominazione araba. Fu costruita anche una moschea all’interno, ma non fu mai usata perché per errore non fu orientata verso la Mecca.

Mentre nella isola di Lampedusa, Anfossi divenne eremita famoso in quell’epoca tra i naviganti come famosissima era la grotta di Lampedusa. Nessuno poteva portare via da quel luogo sacro: le tante monete, i tanti doni che tutti coloro che passavano da li, lasciavano in offerta. Solo i cavalieri di Malta, potevano prendere i doni e portarli nella chiesa dell’Annunciazione di Trapani.

Chi provava a rubare qualcosa senza che ne avesse bisogno, rimaneva prigioniero dell’isola e delle tempeste, che non si placavano fino a quando non fosse stata restituita la refurtiva. Anfossi dopo decenni sull’isola, fa il voto alla Madonna e promette che se riuscirà a tornare al suo podere a Castellaro Ligure edificherà un santuario in suo onore.

Cosi scava un tronco, e fa della tela sacra una vela. Si mette in mare e non appena i lampedusani provano a prenderlo: lui si immerge nell’acqua va in fondo per rispuntare molto lontano. È il 1602. Dopo più di 40 anni Anfossi torna nella sua terra natia. Sbarca ad Arma di Taggia, dove è scambiato per un ladro e vagabondo e quindi messo in prigione. Ma il comandante del posto di guardia lo fa liberare e Andrea propone al signore di Castellaro di edificare un santuario nel suo podere.

Il nobile invece vuole edificare il santuario: in un altro luogo, deciso da lui, cosi confisca il quadro. Ma per ben due volte, l’immagine sacra, ritorna miracolosamente nel podere dell’Anfossi, che viene nuovamente messo in prigione, perché sospettato del furto del quadro.  Ma anche stavolta, la tela viene ritrovata nella proprietà di Anfossi, si dice, trasportata dagli angeli.

Il Santuario di Nostra Signora di Lampedusa a Castellaro Ligure

Di fronte a questo prodigio, fu scarcerato e il Santuario della Madonna di Lampedusa, venne edificato a Castellaro Ligure nel luogo indicato da Andrea Anfossi, dove tutt’ora si può visitare e ammirare il quadro con: la Madonna, il Bambino e Santa Caterina d’Alessandria usato come vela da Anfossi, nella traversata da Lampedusa alla Liguria. 

Il Santuario della Madonna di Porto Salvo in Lampedusa

In seguito nel santuario di Lampedusa fu posta la statua che oggi viene portata in processione e che Bernardo Sanvisente trovò con la testa staccata dal collo al suo arrivo sull’isola il 22 settembre del 1843, quando per volere dei Borboni iniziò la colonizzazione dell’isola. Durante la seconda guerra mondiale però, il santuario venne distrutto da un bombardamento, lasciando indenne la statua della Madonna. Quel bombardamento non fece vittime e i lampedusani devoti, riconoscenti di ciò ricostruirono il Santuario. Particolarmente toccante è la festa che si celebra il 22 settembre di ogni anno in onore appunto della Madonna di Porto Salvo, in quanto la Sacra Effige (150 Kg di peso) viene portata a spalle da uomini devoti che con alte grida di “evviva” percorrono le vie del centro.

LA MADONNA DI LAMPEDUSA IN BRASILE

Esiste addirittura un santuario dedicato alla Madonna di Lampedusa in Brasile, a Rio de Janeiro, nella prima metà del XVIII secolo, venerata come patrona degli schiavi.

Chiesa di Nostra Signora di Lampedusa in Brasile
Nossa Senhora da Lampadosa di Brasile

A quanto pare gli schiavi di passaggio da Lampedusa portano con loro in Brasile una statua della Madonna di Lampedusa e ogni anno festeggiavano la liberazione degli schiavi. Tutto questo è attualissimo e dimostra come l’isola sia da sempre un luogo di salvezza e liberazione e di come ci sia un legame profondo tra il culto della Madonna di Porto Salvo di Lampedusa e i nuovi “schiavi della terra”.

VIDEO PELLEGRINAGGIO:

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Fonti: 

http://www.viverelampedusa.it/isola-di-lampedusa/le-localita/il-santuario-della-madonna-di-porto-salvo.html

https://askavusa.wordpress.com/2015/04/27/la-madonna-di-porto-salvo-di-lampedusa-di-schiavi-navigatori-pescatori-e-migranti/

https://it.wikipedia.org/wiki/Ulu%C3%A7_Al%C3%AC_Pasci%C3%A0

Madonna di Porto Salvo