La Madonna del Giorno (25 Luglio) – Madre di Dio delle Tre Mani, Monastero di Hilandar, Monte Athos, Macedonia, Grecia

STORIA DELL’ICONA

Per gli specialisti dell’arte, l’icona è opera di un pittore greco del XIV secolo; ma per i Monaci del Monte Athos si tratta di una icona di San Luca, che si sarebbe trovata a Damasco ai tempi di San Giovanni Damasceno (VIII sec.), e al quale avrebbe fatto il miracolo di restituirgli la mano mozzata.

Il Santo avrebbe poi portata con sé l’icona nella Laura di S. Saba, presso Gerusalemme, dove trascorse il resto della sua vita. Alla sua morte, avvenuta nel 749, l’icona rimase in tale Monastero fino al secolo XIII, allorché l’igumeno la donò al metropolita della Serbia, pure di nome Saba (+ 1237), giunto in pellegrinaggio in Terra Santa. Tornato in patria, questi ne fece dono al fratello Stefano Nemanya, re della Serbia, raccomandandogli di custodirla con cura e di venerarla come insigne tesoro di famiglia. Più tardi, dopo l’estinzione della dinastia e l’occupazione turca della Serbia nei primi anni del Quattrocento, per salvare l’immagine, si dice che i monaci serbi lo legassero alle spalle di un asino senza cavaliere, che viaggiò 400 miglia da solo fino al monastero serbo di Hilandar sul monte Athos nel nord della Grecia. Più tardi nel secolo, i monaci di Hilandar hanno eletto la Madre di Dio delle Tre Mani, il loro capo e abate, un incarico che ha mantenuto da allora. Il monastero ha un vicario, ma nessun abate; l’icona della Trojeručica (Madre di Dio con Tre Mani) occupa il trono dell’abate.

Il monastero serbo di Hilandar sul monte Athos nel nord della Grecia

L’icona è divenuta nel frattempo sempre più famosa per i molti e nuovi prodigi, e fu appunto collocata nel monastero Chilandári, dove si trova tuttora. La festa della Madre di Dio della Tre Mani è celebrata il 12 luglio nel calendario giuliano, il 25 luglio nel calendario moderno (gregoriano).

 

STORIA DEL TERZO MANO

Il racconto che segue, riferito a Giovanni Damasceno, spiega la presenza della terza mano, visibile sulla icona. Esso è tratto dalla “Vita” del Santo scritta, sembra, da un certo Giovanni e risalente al X secolo. Si fonda su un fatto reale, ossia sull’energica lotta del Santo in difesa delle immagini sacre dopo il decreto iconoclastico emanato tra il 726 ed il 730 dall’imperatore Leone Isaurico che vieta la venerazione delle immagini. Negli anni successivi, quando l’iconoclastia divenne più severa, S. Giovanni Damasceno scrisse una serie di lettere ampiamente diffuse che difendevano l’uso delle immagini nel culto cristiano.

S. Giovanni Damasceno

Imperatore Leone, molto irritato da tale atteggiamento, aveva cercato di punire il Damasceno il quale, però, si trovava in territorio arabo, fuori dunque della sua giurisdizione e anche perché San Giovanni Damasceno, un devoto cristiano, fu capo cancelliere del Califfo di Damasco in quel tempo.

Trovò così uno stratagemma: Nel 730 il Califfo ricevette una lettera nella calligrafia di S. Giovanni, indirizzata all’imperatore Leone, che offriva di tradire Damasco. Il Califfo Hisham decretò che la mano che scriveva la lettera dovesse essere recisa al polso.

Il Califfo, che pure aveva in grande stima la famiglia dell’accusato, prese sul serio la notizia: fece mozzare la mano destra di Giovanni e dette ordine di appenderla sulla piazza pubblica a scopo dissuasivo.

Venuta la sera – prosegue il racconto -, Giovanni si recò in chiesa, dove si prostrò davanti all’immagine della Madre di Dio; scandì tra i gemiti la preghiera seguente, chiedendo la grazia della restituzione della sua mano mozzata:

«Signora, Madre purissima, che partoristi il mio Dio, è a motivo delle immagini sacre che la mia mano destra è stata mozzata. Tu non ignori la causa di questa rabbia di Leone. Affrettati, dunque, fa’ vedere il tuo soccorso e ridammi la mia mano. La destra dell’Altissimo, di Colui che in te si è incarnato, fa prodigi senza numero per la tua intercessione. Possa Egli guarire questa mia mano destra mediante le tue preghiere ed essa comporrà per te e per colui che in te si è incarnato, inni e melodie armoniose, e si farà, o Madre di Dio, strumento della fede ortodossa. Tu puoi, difatti, ciò che vuoi, poiché tu sei vera Madre di Dio».

Detta la preghiera, Giovanni si addormentò. La Madre di Dio gli apparve in sogno dicendo:

«La tua mano è guarita, adempi senza indugio il voto che hai fatto nella tua preghiera».

Destandosi, Giovanni si accorse di essere guarito. Allora si alzò e con le mani levate in alto modulò tutta la notte il seguente inno di sua composizione:

«La tua destra, Signore, si è grandemente magnificata! La tua destra ha risanato la mia mano tagliata! Per suo mezzo, tu getti nella confusione i nemici che rifiutano di venerare l’Immagine tua e quella di Colei che ti ha dato alla luce. E nella multiformità della tua gloria tu distruggerai per mezzo di questa mia mano i nemici distruttori delle Immagini». (cfr. PG 96, 457).

Riconosciuto l’intervento divino, il sovrano di Damasco Hisham del Califfato Omayyade reintegrò Giovanni nelle sue funzioni e nella sua dignità. In segno di gratitudine per la sua Benefattrice, il Damasceno fece confezionare una mano votiva in argento e la fece appendere all’icona, accanto alla mano della Madre di Dio. Alcuni sostengono che avesse fatto dipingere una mano sulla stessa icona, onde l’appellativo di Tricherússa dato alla medesima.

VIDEO PELLEGRINAGGIO:

Fonti:

http://www.wherewewalked.info/feasts/07-July/07-25.htm

Informazioni da www.rs.risjak.net/chilandar/Miracles.html e altre fonti;

Foto di Veljko Guberina, “800 anni di Hilandar”, Arhiva Advokatske Komore Srbije, www.advokatska-komora.co.yu/arhiva.

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:VergineTricherusa.jpg

https://biscobreak.altervista.org/2013/12/miracolo-della-mano-di-san-giovanni-damasceno/.

https://it.wikipedia.org/wiki/Califfato_omayyade